L’Altra Macande: I Racconti del Garage I

L’Altra Macande: I Racconti del Garage I

Riassunto

I Racconti del Garage

L’Altra Macande: I Racconti del Garage I

di Alessandro Cavaliere (Aleks Kishi)

Una Nuova Vita

 

Lia viveva un groviglio di emozioni mentre, con la sua mini minor color lilla, si avvicinava dalla Metropoli a Macande. Appena diplomata si era arruolata nell’esercito con la speranza di entrare poi in polizia. Trascorsi tre anni aveva vinto un concorso interno riservato ai militari e il suo sogno si era avverato.

Ora era in viaggio per Macande in cui avevano aperto un piccolo commissariato di polizia nel nuovo complesso abitativo sorto nei pressi di un grande centro commerciale. Elisir, era questo il nome del centro commerciale frutto di una serie di investimenti piovuti su Macande che, come altre città della provincia Est, si stavano espandendo verso la vecchia strada provinciale.

Quella strada, per anni, era stato il confine tra il centro abitato e le campagne. Ora il centro abitato stava man mano mangiandosi pezzi di territorio e la provinciale da strada a scorrimento veloce e solitaria stava diventando una normale via inglobata fra abitazioni e nuove attività commerciali.

Un tempo rischiavi di venir messo sotto se attraversavi quella strada ora, tra nuovi marciapiedi e viuzze laterali era quasi irriconoscibile. Entrata a far parte della vita quotidiana dei paesi che attraversava e non più semplice via di collegamento alternativa all’altra via interna. Strada che collegava tutto quel lato della provincia della Metropoli.

L’Elisir era un progetto che sembrava aver creato un paese nel paese. Il centro commerciale era incastonato in una serie di palazzoni che si completavano con un grande garage sopraelevato. C’era anche una sorta di piccola metropolitana che faceva il giro per quel complesso.

Oltre al centro commerciale, c’erano ristoranti, un cinema e altre attività commerciali. Si vociferava purtroppo che quel nuovo gioiello avesse avuto anche la spinta della camorra e che avesse distrutto un ecosistema agricolo che per anni era stato il sostentamento di alcune famiglie costrette a sloggiare.

Lia, naturalmente, era fermamente convinta che se avesse scoperto qualcosa di losco sarebbe stata la prima a combattere il malaffare. Fare la poliziotta era il suo sogno e questo sogno comportava integrità morale, giustizia e soprattutto una profonda fede verso la forza della legalità.

<<Andrà tutto bene>>, le aveva detto sua madre. Quando vide il complesso in lontananza sorrise. La sua nuova vita da poliziotta stava per iniziare. Poco importava che all’inizio avrebbe svolto un lavoro più simile alla guardia giurata che a un vero e proprio agente di polizia.

Macande era l’inizio della sua nuova carriera. L’Elisir era la speranza di molti cittadini. In realtà tutto quel boom edilizio che stava coinvolgendo i terreni attigui alla provinciale lo erano. Purtroppo, alcuni credevano che quello sviluppo fosse l’ennesima speculazione edilizia della camorra.

In molti credevano che quelle nuove case, attività commerciali e altro fossero il frutto marcio di chi con il cemento aveva costruito la propria di fortuna, sempre a discapito degli altri, dell’ambiente e del vero futuro di una comunità che stentava e viveva i morsi della crisi nazionale.

Lia, però, era solo una giovane ragazza che stava realizzando il suo sogno e a volte, anche in una discarica, un fiorellino cresce bello e si erge affinché il sole lo baci.

 

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