I Racconti del Garage: Il Giorno del Giudizio

I Racconti del Garage: Il Giorno del Giudizio

Riassunto

I Corti di Macande - I Racconti del Garage

I Racconti del Garage: Il Giorno del Giudizio

di Alessandro Cavaliere (Aleks Kishi)

La Prima Stagione dei Racconti del Garage

 

La domenica mattina, ormai, era divenuta un’abitudine incontrarsi per fare un po’ il punto della situazione in cui versavano le attività dell’associazione Argento. Maco, il presidente, solitamente incontrava la domenica mattina alcuni soci e membri del direttivo. Un habitué di questi incontri era lo psicologo Manuele.

Membro quasi storico del direttivo dell’Argento in passato era stato anche segretario dell’associazione. I suoi impegni lavorativi l’avevano poi costretto a dare le dimissioni e a restare semplicemente un membro attivo del direttivo.

La domenica, però, era il giorno in cui solitamente Manuele incontrava gli altri e in special modo Maco. Quella domenica, in particolare, anche loro due erano stati presi dal fascino del nuovo agglomerato commerciale sorto in una vecchia e storica zona agricola di Macande.

Quella zona, attraversata dalla vecchia strada extraurbana provinciale, era ormai oggetto di una forte speculazione edilizia. Le fazioni politiche di Macande e i loro biechi capibastone era da tempo che si contendevano gli appalti di quella zona e le proprietà. Tra loro i famosi Lattai legati al sindaco Malacore.

Uno dei Lattai, Maurizio Malacore, era tra i soci del complesso commerciale, industriale e abitativo Elisir. Una vera e propria piccola cittadella, che man mano stava offrendo vari servizi e lavoro al territorio di Macande. Naturalmente servizi e lavoro che facevano fruttare agli speculatori fior fior di euro.

Quel giorno, però, i vari discorsi su quanto faceva schifo Macande erano stati messi da parte. Anche il fatto che la camorra fosse infiltrata anche in quei progetti a prima vista fiore all’occhiello del nuovo rinnovamento urbano non erano in discussione.

Quel giorno si parlava dell’associazione o meglio si sperava di farlo, ma spesso quegli incontri domenicali si trasformavano in futili chiacchierate tra amici. Parlare del più e del meno e consumare qualcosa al Bar.

<<Venire qui mi fa pensare a quella scena del film Terminetor in cui una bomba nucleare distrugge tutto>>, se ne uscì fuori improvvisamente Manuele. Erano in un nuovissimo Ristorante di una famosissima catena alimentare americana e stavano consumando dei cornetti e dei caffè.

<<Hai una fantasia macabra>>, ribatté Loy, un altro amico e socio dell’Argento, che si univa alle riunioni domenicale solo per scroccare la colazione. Tanto a pagare era quasi sempre Manuele che così si sentiva meno in colpa per non essere più molto presente nella vita associativa dell’Argento.

<<Beh, in parte con le notizie che arrivano dal mondo non è inverosimile che un posto simile a questo potrebbe trasformarsi in una location simile alla scena del film>>, intervenne Maco.

<<Ormai l’élite mondiale occidentale si è convinta che l’unico modo per liberarsi della noia che l’affligge e soprattutto di fare soldi sia la guerra. Non più i semplici conflitti cui siamo abituati un po’ sparsi per il mondo. Loro vogliono vedere l’Europa e l’occidente bruciare nuovamente>>, insistette Manuele.

<<Sei macabro>>, disse Loy che poi si scottò la lingua con la marmellata calda del cornetto.

<<Vedo questi ragazzini che giocano e questi giovani e li immagino tra qualche anno al fronte. Ora sono qui pacifici e ignari ma domani chissà. Comunque è per questo che preferisco non farli riscaldare>>, aggiunse poi Manuele indicando Loy che cercava di porre rimedio malamente, con delle alitate forzate, alla scottatura.

<<Il vero problema è che l’umanità non sa sanare le proprie ferite o risolvere i propri problemi ragionando sul concreto. Preferisce risolvere tutto con la violenza, intanto il mondo va a puttane. Comunque sono buoni i cornetti qui, pensavo peggio>>, disse Maco addentando anche lui un cornetto facendo attenzione di non fare la fine di Loy.

Così, quella domenica passo come le altre senza che si parlasse nel concreto dei problemi dell’Associazione o si facessero proposte serie.

Aleks Kishi

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