I Corti di Macande: Cielo Notturno Senza Stelle

I Corti di Macande: Cielo Notturno Senza Stelle

Riassunto

I Corti di Macande

I Corti di Macande: Cielo Notturno Senza Stelle

di Alessandro Cavaliere (Aleks Kishi)

Cielo Notturno Senza Stelle – racconto breve…

 

La notte segnava il buio crescente su una Macande spenta e silenziosa. Il cielo notturno senza stelle contribuiva a tale oscurità. Jimbo era seduto sul muretto che costeggiava una grossa aiuola che insieme ad altre tre poco distanti caratterizzavano una piccola oasi verde tra un parco di palazzi privati e le casi popolari del paese.

Jimbo stava sorseggiando una birra, quando voleva dedicarsi a quell’attività solitamente lo faceva proprio in quel posto. Sua figlia Alice, sei anni, non voleva che lui bevesse, ma ogni tanto una birra ci scappava. In casa evitava di bere, ma i mali dell’anima in qualche modo doveva mitigarli. Non era un grande bevitore comunque, ma ogni tanto una birretta se la concedeva.

L’aria calda di quell’estata ammorbava la sera, Jimbo pensava a quanto la vita fosse precaria, quel giorno gli avevano detto che una sua conoscenza del quartiere, un certo Arturo Crocifisso, era morto. Jimbo rammentò le volte che lui e quell’uomo si erano incrociati in quegli anni, di come Arturo lo salutasse chiamandolo sempre per nome e di come lui invece per un certo periodo neanche si ricordava come Crocifisso si chiamasse.

In realtà neanche si ricordava di come fossero entrati in confidenza, si era ritrovato, improvvisamente quest’uomo pacato e gentile che lo salutava e qualche volta gli si avvicinava per scambiare due chiacchiere. Jimbo, naturalmente, si era premunito di conoscere quanto meno il nome di quella persona, però tutto si era limitato a quello.

Ora Arturo Crocifisso era morto. Non era morto per cause naturali o quanto meno non per un malore improvviso o per una malattia. Era morto per uno dei mali della società. La droga. Uno dei mali più subdoli e meschini. Nel quartiere popolare si vendeva ancora la droga, perché molta gente che abitava lì aveva l’umanità di una fogna e la cultura di una capra. Preferiva vendere morte e rischiare di finire morti ammazzati o in galera che guadagnarsi il pane onestamente.

C’era da dire che la Nazione non forniva molte possibilità, era ormai da anni in recessione e la politica nazionale, regionale e locale era completamente scollata dalle necessità della gente. La democrazia era un velo sottile che si scontrava con la povertà e veniva vilipesa dall’arroganza del potere. Finché i cittadini non fossero stati tutti o quasi in grado di votare liberamente, senza il peso dei cartelli elettorali che facevano presa sullo stomaco delle persone, non ci sarebbe stata una vera democrazia.

<<La vita è un tiro di schioppo>>. Jimbo dopo aver pronunciato quella frase si portò la birra alla bocca e bevve un sorso di birra.

<<Avrei detto più la vita è una brioche>>. Una voce familiare lo raggiunse alle spalle, era il suo amico Loy quello che gli aveva parlato della fine di Arturo Crocifisso.

<<Pensavo ad Arturo, l’avevo visto qualche giorno fa. Camminava strisciando i piedi a terra e aveva una faccia tutta contrita, forse, se oltre a chiedergli come stava e se andava tutto bene l’avessi accompagnato fino a casa…>> Jimbo sospirò ripensando a quell’ultimo incontro.

<<Non sarebbe cambiato nulla, purtroppo nell’ultimo periodo aveva allontanato anche la sua famiglia. La droga ti trasforma>>.

<<Vero, ma è comunque brutto pensarci>>

Arturo, era un uomo semplice, come molti fragile, così fragile che la droga l’aveva subito risucchiato nel suo vortice. quel vortice in cui il mondo che ti circonda non riesce a far nulla o quasi per fermarlo e impedirgli di stritolarti.

<<Pensare che per ritrovarlo ci sono voluti cinque giorni>>.

<<Era rimasto solo, aveva allontanato la sua famiglia. Comunque viviamo in un mondo strano, abbiamo mille modi per comunicare tra noi e alla fine finiamo sempre soli>>.

<<Torno a casa, guagliò>>. Jimbo si alzò e svuotò quello che rimaneva della birra sull’erba poi ripose la bottiglia in un cestino lì vicino. Loy lo seguì in silenzio, facevano quasi la stessa strada per tornare a casa, sarebbero passati anche davanti al palazzo dove abitava Arturo, non c’era ancora un manifesto che ne annunciasse la morte. In quei casi le autorità trattenevano il corpo per gli accertamenti del caso. La droga l’aveva divorato, la verità era che certe cose succedevano ma alla società importava poco.

Nel quartiere si sarebbe continuata a vendere merda e ci sarebbe sempre stata gente convinta che per cambiare le cose si doveva avere il capobastone e far parte di una comunità di merde e sciacalli, perché il se sempre fatto così era l’anticamera del puzzo del compromesso e il compromesso era la droga che la società si iniettava nelle sue vene.

Le luci artificiali del quartiere popolare sostituivano quelle del cielo notturno senza stelle.

<<Forse stasera verrà a piovere>>. Disse Jimbo prima di salutare Loy e ritornare a casa.

 

Aleks Kishi

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