Psicologia: Contrapposizione e Conflittualità – II Parte
Riassunto
Psicologia: Le riflessioni del Dottor Salvatore Rotondi
Psicologia: Contrapposizione e Conflittualità – II Parte
di Salvatore Rotondi
Il Conflitto e la Contrapposizione una Riflessione Contemporanea
Ma se un Alieno arrivasse sul nostro caro pianeta Terra, cosa direbbe? Beh, chissà, forse avvicinandosi piano a quella perla azzurrastra e spendente che noi abitiamo, inizierebbe a chiedersi da quanti eoni tale bellezza sia immersa nel mare cosmico in attesa di essere colta ed apprezzata.
Arrivato ai margini del Pianeta, come se avesse zoomato con un gigantesco microscopio, vedrebbe un brulicante movimento sulla sua superficie (e non solo) di entità agitate e frenetiche, sempre scontente, alla ricerca del proprio posto; un posto sempre occupato, come al Cinema nonostante i posti numerati; un posto che sembrava al Sole ed invece è solo una lampada alogena che riesce a farmi la pelle un po’ olivastra, così da sembrare che anche io sono stato in Brasile (ovviamente non per turismo sessuale ma solo per le sue magnifiche spiagge…ed i tanga).
L’Alieno, spaventato da tanto movimento ma anche incuriosito, è intelligente e comprende che quel sistema chiuso di contrapposizioni e conflittualità eterne è il modo in cui il Pianeta cerca di rendersi Immortale: produzione e riproduzione continua, sempre attraverso forme nuove, riciclando il vecchio come base e risorsa primaria onde sopravvivere.
Come tutti sanno, Niente è Eterno nella sua Forma ma Tutto può essere Infinito nella propria Intima Sostanza, nel suo Essere eternamente Non-Essere. È così che, l’Alieno, raccogliendo il Pianeta Terra, lo lancia sul Campo cosmico delle rivoluzioni stellari, giocandoci come se fosse una biglia e riprendendolo alla fine del gioco. Ah, no, quella era semplicemente la scena finale del film “Men in Black” (Barry Sonnenfeld, 1997).
La terza legge della dinamica: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria…e, come seduti su una molla, siamo spinti su, nonostante la forza di gravità, e sostenuti nel nostro continuo incedere squilibrato attraverso i secondi, i minuti, le ore, i giorni, i mesi, le stagioni, gli anni, i decenni, sempre uguali eppure sempre diversi…perché nella diversità c’è la varietà delle nostre memorie, tutte collegate tra loro, da un filo che non è in linea retta ma che sa come attraversare le nostre menti, fatte di sogni, al di là dello spazio e del tempo.
Nella riproducibilità diversa di ciò che è riscopriamo allora le meraviglie di ciò che ancora non è ma che stiamo quasi per scoprire…attraverso quell’eterno ritorno, così ben descritto dal Giambattista Vico, del Vecchio rituale del Nuovo che avanza, verso una maggiore consapevolezza di Sé, senza memoria né desiderio, con la piena volontà di rendere visibile l’invisibile di quello che ci può sembrare solo un labirintico Senso inconoscibile…
…perché il Vecchio si fa Infinito, un Sistema Chiuso si fa Aperto e Vivo, solo quando non cerca più di Specchiarsi nel Nuovo che presto Sarà.


