Il “Giorno della Memoria” Per non dimenticare.
Riassunto
Il Giorno della Memoria Parliamo di Shoah
Il Giorno della Memoria Per Non Dimenticare
di Gianluca Castaldo
Il Giorno della Memoria Parliamo di Shoah

Il 27 gennaio si celebra in tutta Italia il “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Una data storica che non dovremmo mai dimenticare. Per definire il genocidio degli ebrei vengono utilizzati due termini: l’olocausto e la shoah. Apparentemente simili, essi si differenziano.
L’olocausto vede la sua etimologia nel greco antico (olos tutto e causton brucia). Esso ricorda un tipo di sacrificio diffuso tra diversi popoli dell’antichità (romani, greci ed ebrei) che prevedeva che l’animale venisse completamente bruciato senza che la comunità potesse consumarne una parte. L’olocausto viene visto come un termine potenzialmente più offensivo, nel senso che il termine è accomunato all’incenerimento dei corpi nei forni crematori, porta con sé l’idea di offerta alla divinità e l’idea al sacrificio.
Oggi risulta più pertinente e appropriata la parola Shoah. Essa deriva dalla lingua ebraica e utilizzata nella Bibbia con il significato di catastrofe, disastro e distruzione. Il termine ebraico (tempesta devastante, dalla Bibbia, per es. Isaia 47,11) col quale si vuole indicare lo sterminio del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale. A differenza dell’Olocausto, è preferibile perché non richiama l’idea di un sacrificio inevitabile. Il termine era già stato adottato nel 1951 in Israele con l’istituzione della giornata nazionale dedicata alla commemorazione dello sterminio.
In Europa, invece, è entrato a far parte del linguaggio pubblico, sostituendo appunto il termine Olocausto. La Shoah definisce per intero il progetto finale di sterminio nazista, intesa da un lato come “Soluzione finale alla questione ebraica”, espressione coniata dai nazisti per indicare il piano di eliminazione sistematica degli ebrei che vivevano in Germania.
Dall’altro lato, una accezione marcatamente legislativa, include anche la legislazione antiebraica, applicata in Italia nel 1938 con le leggi razziali e in Germania nel 1935 con le leggi di Norimberga. Non dobbiamo mai dimenticare la pagina più brutta della storia dell’umanità. Fra il 1939 e il 1945 circa 6 milioni di ebrei sono stati sistematicamente uccisi dai nazisti del Terzo Reich con l’obiettivo di creare un mondo puro, di creare una razza ariana. Alla soluzione finale’ (così i nazisti chiamarono l’operazione di sterminio) si arrivò attraverso un processo di progressiva emarginazione ed allontanamento degli ebrei dalla società tedesca. Le leggi di Norimberga, per esempio, del 1935 legittimarono il boicottaggio economico e l’esclusione sociale dei cittadini ebrei.
Il processo diabolico di repressione subì un’accelerazione che sfociò nella decisione, presa dai vertici nazisti nella Conferenza di Wannsee (gennaio 1942), di porre fine alla questione ebraica attraverso lo sterminio sistematico. Lo sterminio partì dalla Germania, ma si espanse via via con le conquiste del Terzo Reich, colpendo gli Ebrei dei paesi occupati, vale a dire di quasi tutta l’Europa. Inizialmente ghettizzati, in seguito sono stati deportati nei campi di concentramento e di stermino. Dopo una accurata selezione, si salvavano temporaneamente coloro che erano in grado di lavorare, una parte veniva inviata direttamente verso la meta cui tutti i deportati erano infine destinati: la camera a gas. Non dimenticheremo mai, il 27 gennaio vivrà nei nostri ricordi e nella nostra mente per sempre.

