Cittadinanza Attiva: Che Senso Ha Essere Cittadini In UN Mondo Globalizzato? II PARTE

Cittadinanza Attiva: Che Senso Ha Essere Cittadini In UN Mondo Globalizzato? II PARTE

Cittadinanza Attiva: Che Senso Ha Essere Cittadini In Un Mondo Globalizzato? II Parte

di Salvatore Rotondi

Continua Lo Speciale In Due Parti sul Senso di Essere Cittadini in un Mondo Globalizzato

 

La cittadinanza può essere vista come l’appartenenza e la capacità d’azione dell’individuo (determinata dai diritti civili, politici e sociali come, ad esempio, il diritto di proprietà personale e familiare, oltre al dovere di riconoscere agli altri lo stesso diritto) nel contesto di una determinata comunità politica, ovvero lo status e il rapporto giuridico tra cittadino, collettività (nazione/nazionalità) e Stato; quindi, l’Identità che l’individuo-persona acquisisce come controparte del rapporto regolamentato tra sé stesso e una entità istituzionale sovraumana della quale è parte. Difatti, tutti coloro che sono privi della cittadinanza di uno Stato sono detti stranieri se appartenenti ad un’altra entità Stato simile oppure apolidi se non hanno alcuna cittadinanza.

L’Insieme dei cittadini, degli stranieri e degli apolidi che risiedono, per vari motivi e possibilità sul territorio di uno Stato (cioè i suoi abitanti), prendono il nome di popolazione ma differiscono dal popolo in quanto quest’ultimo termine coinvolge anche tutti i cittadini di uno Stato residenti altrove (cioè all’estero). Proprio la divergenza (anche numerica) che si viene a creare tra gli Insiemi umani indicati con i termini di popolazione e popolo evidenza la particolarità di quegli Enti statali interessati da un forte flusso migratorio, in entrata o in uscita.

Tali Enti li potremmo considerare Vitali, in quanto accumunabili a quelle strutture dissipative citate precedentemente, ed aperti alla propria evoluzione, in quanto capaci di estendere parte dei diritti/doveri (peculiarità della cittadinanza) dei propri cittadini a componenti di altri Enti statali attraverso impegni internazionali multilaterali o bilaterali; insomma, una vera e propria rete di diritti/doveri che possano valicare i confini concettuali e pratici dei territori, andando al di là anche dello sguardo approssimativo del singolo individuo che, proprio per questo, può vivere quasi un senso di spaesamento se non addirittura di paura davanti alla indeterminatezza di come e cosa possa determinarne l’appartenenza a quello o all’altro Ente Istituzionale statale. Ovvero, l’Essere rassicurativamente Riconosciuto come parte di un Insieme/Collettività attualmente non regge più, poiché ci spinge ad abbandonare la nostra solitudine, stato primario individuale, per ri-consapevolizzare Noi stessi attraverso la domanda più importante per ogni essere umano: Io chi Sono?

Per rispondere nuovamente a tale domanda, uscendo dalle rassicuranti braccia materne/paterne dell’Ente Stato che ci definisce come cittadino, bisogna addentrarsi in un lungo e periglioso viaggio, in cui il primo solitario passo è rendersi conto della nostra natura migratoria in quanto esseri totipotenziali alla ricerca di un Senso nel mare Cosmico dell’Esistenza.

Ad oggi, possiamo dire che “l’Esistere” ha preso forma nel “virtuale” abbattimento dei limiti/muri posti nei secoli scorsi per tutelare le individualità e differenze delle singole “cittadinanze”, con il conseguente emergere della cosiddetta Globalizzazione. Vorrei sottolineare l’uso appena fatto di virtuale, in quanto è ovvio che, come ogni essere vivente (ogni struttura dissipativa) anche le Istituzioni “Stato” non siano molto contente di perdere “Potere” e, quindi, di preventivare una loro fine per far posto ad un nuovo periodo per l’umanità.

Qui si vuole intendere la globalizzazione o mondializzazione, non solo nel suo aspetto di flusso di energie tra Enti/Istituzioni Statali sostanziata nel termine Economia Mondale, ma soprattutto come quel fenomeno causato dall’intensificazione di tutte quelle forme di scambi e relazioni sovra-istituzionali che avvengono tra gli esseri umani: transizioni e comunicazioni di informazioni, corpi, culture, intelligenze, cervelli; soluzioni; problemi; emozioni; linguaggi, etc.

Tali processi, abbandonando i confini territoriali, si fanno ad oggi sempre più veloci e circolari, con effetti talmente rapidi da spaventare i singoli individui e renderne difficile l’adattamento, con conseguente paura di perdita di coerenza e identità (che forse sia questa una delle cause di aumento di fenomeni e disturbi psicogeni, da panico e da stress post traumatico?).

Come quando le cellule di un corpo individuale convergono alla costituzione di una massa tumorale potenzialmente mortale perché non assimilabile dalla organizzazione di quella entità, così per il corpo collettivo di un Ente statale la mancanza di comprensione (e di eventuale organizzazione) di alcuni fenomeni di massa diventano pericoli da affrontare ed a cui rispondere per scongiurare la possibilità della propria fine. Ma possiamo dire che sia una vera fine? Se anche perdessimo la memoria delle costellazioni che osserviamo in cielo, queste sparirebbero definitivamente dal firmamento? Una “traccia” della loro Esistenza non sarebbe sempre visibile attraverso le scelte di Vita effettuate da tutti coloro che così sono stati “trasformati” e, in un certo senso, “orientati” da tali Gestalt (forme)?

Pertanto, se anche un giorno gli Enti-Istituzioni Statali che noi oggi conosciamo dovessero sparire (ovvero morire, sciogliersi nel mare cosmico del Globo), potremmo Noi dire di non essere stati mai orientati dal Senso dalla loro Esistenza? Che essa ci abbia fatto del bene o del male, potremmo mai averne una tale paura da evitarci di assecondare la nostra naturale inclinazione vitale al perpetuo cambiamento verso una sempre maggiore consapevolezza?

Che forse la paura che oggi viviamo rispetto al cambiamento del mondo che ci circonda non fosse altro che la paura degli Enti-Istituzioni hanno di sparire, dissolversi e morire? Come gli individui hanno paura della loro morte, così anche Enti sovraumani possono vivere la stessa paura e combattere per evitarla, nella perenne ricerca di una risposta alla domanda: Io che Sono, dove sto andando e perché sono vissuto?

Chissà, forse le Istituzioni (anche quelle sovranazionali) stanno oggi in attesa di una risposta; come accade in alcune situazioni familiari odierne, nell’incapacità di governare o orientare il cambiamento, aspettano che i propri figli sappiano rispondere a quella domanda, dando quindi un Senso alla Vita dei propri genitori…per poter così andarsene sereni e fiduciosi, nella Speranza di un Futuro migliore ed in Cieli più luminosi.

Salvatore Rotondi

Salvatore Rotondi è il nostro strizza anime (cervelli ci sembrava brutto) laureato prima in Filosofia, poi in Psicologia dei processi Relazionali e di Sviluppo e, infine, in Psicologia Clinica, Dinamica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Presidente dell'APS Psicologi In Contatto. Ama l'alchimia del comportamento umano ed è colui che in Mithril Art e su Macande si occupa di analizzare l'animo umano in tuttele sue sfaccettature. Svolge tante altre attività, e un giorno pubblicheremo la sua biografia più estesa, ma per ora accontentatevi di questa...

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