Cronache di Macande: Maccheroni – Il Cielo Sotto Le Scarpe

Cronache di Macande: Maccheroni – Il Cielo Sotto Le Scarpe

Cronache di Macande: Il Cielo Sotto le Scarpe

di Alessandro Cavaliere (Aleks Kishi)

Maccheroni: Il Cielo Sotto le Scarpe – (Questo racconto fa parte anche della Light Novel omonima pubblicata su amazon nella raccolta – Macande Tre Racconti Sospesi)

 

Maccheroni – Iniziamo A Camminare

Eri tu quella che mi scavava nell’animo,

mi strappava quel che ero

dal mio nascondiglio

e poi ne ridevi sazia…

A volte, oltre una finestra bianca, c’è molto di più che il semplice panorama offerto agli occhi dal mondo.

Quella notte, per esempio, Ciro osservava il mondo colorarsi dei suoi ricordi oltre la cornice della sua finestra bianca. I rumori della notte si perdevano tra le strade della grande città dove adesso Ciro viveva. Eppure, quella sera, fuori dalla finestra, a tratti, sembrava esserci la vecchia e triste Macande. La cittadina di provincia dove Ciro era nato e aveva vissuto per un certo periodo della sua vita. Quel periodo prima della vita giù alla Metropoli, prima dei suoi amici e prima di Lara. La Metropoli che dormiva, quella notte, gli appari quasi come un gatto.

Ciro fisso i suoi occhi sulla luna.

<<Assomigli al sorriso dispettoso di una donna questa sera>>, disse poi accarezzando con un dito il vuoto che li divideva.

<<Maledetta Insonnia>>, disse ad alta voce. Poi si mise a fantasticare.

Immaginò che, da qualche altra parte, ci fosse una versione non molto dissimile dal Ciro che quella maledetta notte non riusciva a dormire.

<<Forse in un mondo diverso, in cui la mia vita magari è disegnata da qualche strambo artista e scritta da un altrettanto strambo sceneggiatore le cose sono più semplici…>>, ridacchiò al solo pensiero e pensò a Lara. Sicuramente la sua fidanzata gli avrebbe dato dell’egocentrico per quella sua fantasia.

<<Magari in quel mondo, amica luna, ti sto prendendo a secchiate per passare il tempo>>, disse accoccolandosi sul davanzale della finestra. Ciro viveva in un antico palazzo del centro. Il suo affittuario era un nobile decaduto che gli rammentava un po’ uno di quei personaggio di una commedia dialettale.

<<Vivere in questa città dividendo un appartamento con queste bestiacce forse non è il massimo>>, disse pensando ai suoi coinquilini. Ragazzi della sua età che, come lui, tentavano di sopravvivere.

<<Crearsi un futuro in questa città simile a un gatto>>.

La Metropoli, infondo, assomigliava molto a un gatto randagio. Uno di quelli che si lascia accarezzare ma che se gli gira non ci pensa due volte a graffiarti anche senza un motivo.

I suoi coinquilini dormivano. Beati loro. Lui spesso passava intere notti in bianco. Era una cosa che gli capitava sin da ragazzo.

In strada, proprio sotto la sua finestra bianca, c’erano Annibale, un senzatetto che viveva nel quartiere e il suo cane che quello strambo uomo aveva chiamato Scipione.

Annibale stava accarezzando le corde di una vecchia chitarra. Ciro non l’aveva mai sentito parlare se non quando ogni tanto, dopo aver bevuto qualche bicchiere di troppo, si metteva a cantare accompagnato dalla sua vecchia e sudicia chitarra.

Annibale stava cantando una canzone dei Foja “Tu me accire”. Era maledettamente bravo. Almeno Ciro lo percepiva così quella sera.

La canzone era malinconica e ti graffiava l’anima. Ciro sospirò e sottovoce iniziò a seguire la voce di Annibale.

La città dormiva così tra il caos notturno e quella canzone canticchiata a braccio. Quella strana città simile a un gatto.

Ciro pensò che forse l’altro, quello che viveva nel mondo a fumetti, magari non sarebbe stato così paziente con Annibale.

<<Magari ti avrebbe preso a secchiate anche a te quello stronzo>>, disse Ciro sorridendo.

Poi Immaginò di avere una tromba tra le mani e iniziò a suonarla per accompagnare Annibale. Era maledettamente triste quella notte. I pensieri si affollavano nella mente e si mischiavano ai ricordi.

Una di quelle notti in cui le cose brutte e belle del passato assomigliano, quasi, a dei biscotti.

Dei dolcetti che l’anima si diverte a inzuppare nel dolce amaro di una bastarda malinconia. Ciro cominciò a ripensare a dei ricordi che aveva cercato di dimenticare nella soffitta della sua memoria.

Ci pensava mentre suonava la sua tromba immaginaria e la voce di Annibale arrivava quasi fino al sorriso della luna disegnato in cielo.

Ok brutta stronza di una notte buia dell’anima mi vuoi prendere a pugni? Mi vuoi mettere all’angolo? Vuoi che quei ricordi mi uccidano? Pensò e le lacrime iniziarono a rigare il suo viso.

Ciro smise di suonare e lasciò che le lacrime mutassero in un pianto furibondo.

<<Va bene iniziamo a camminare notte, con il cielo sotto le scarpe percorriamo questi ricordi>>…

(Questo testo – anche facendo parte della light novel pubblicata su amazon nella raccolta – Macande Tre Racconti Sospesi – non è conforme totalmente al testo in essa pubblicato).

(Cronache di Macande – link al racconto precedente)

Aleks Kishi

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