Tempi Moderni di Poca Bellezza

Tempi Moderni di Poca Bellezza

Riassunto

Riflessioni di una Mente Delusa

Tempi Moderni di Poca Bellezza

di Alessandro Cavaliere (Aleks Kishi)

Tempi Bui di Poca Speranza

 

 

Personalmente, credo, che viviamo in un tempo con poca speranza per la bellezza e per l’umanità intesa come valore universale di solidarietà e rispetto reciproco dell’altro.
Viviamo in un periodo in cui la legge del più forte, quella del Bullo ha la meglio su qualsiasi altro principio (i diritti fino a un certo punto).
Tutte le osità (italianità – napoletanità e via discorrendo) fanno rima quasi sempre con mediocrità o con a gratis se non hai un nome e a pagamento – anche lauto – se hai un nome oppure una raccomandazione.
Viviamo in un tempo in cui abbiamo vari modi per comunicare istantaneamente da un posto all’altro, eppure, siamo soli e spesso utilizziamo i social per sfogare odio. Nella nostra nazione l’anticultura della camorra (che poi è quella del Bullo – del fascista e del mediocre) è quella dominante. Ci affidiamo a “fazioni” e cartelli politici e ai potenti sperando in cambiamenti che non arrivano mai o peggio arrivano in forma negativa.
Viviamo in un mondo in cui la politica usa la scuola per fare propaganda ma le priva anno dopo anno di cose, un po’ come fa per la sanità e per i diritti. Non c’è amore, le persone hanno smesso di amare i propri territori, si ama solo la maschera che la società ci dice di indossare e siamo sempre più soli.
Viviamo in luoghi dormitorio privi di bellezza, tanto che l’ordinario, il minimo sindacale che si dovrebbe pretendere dalla politica passa per straordinario. Comunque, niente, quando vedi i politici propinarci cose con pomposi discorsi e poi tu sai che ti basta camminare per strada e comprendere il vuoto.
Vedi i ragazzi/e che hanno come punto di riferimento e luogo di aggregazione i locali dei distributori di bevande e dolciumi, per dirne una…
Sorridi, e un po’ hai pena per quella politica che non ha il coraggio di dire amiamo il potere e i benefici che ci dona, non i territori, non la gente, non la bellezza.
Se dovessi morire, sono contento di una cosa, che non ho fatto così tanto da ricevere l’onore di essere utilizzato dalla politica post mortem (come succede per persone come Falcone e Borsellino – cui gli stessi politici che li esaltano poi attaccano la magistratura).
In definitiva mi vergogno in questo periodo di essere un essere umano, ma poi penso che nel recinto della mia povertà almeno non tolgo nulla a nessuno.

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