In Ricordo di Un Vero Giornalista
Riassunto
Il Ricordo di Un Vero Giornalista
In Ricordo di Un Vero Giornalista
di Alessandro Cavaliere (Aleks Kishi)
Giancarlo Siani un Vero Giornalista
Oggi sono stato a un convegno organizzato a Nola su Giancarlo Siani, patrocinato dall’ordine dei giornalisti rappresentato con un intervento forte e bello del presidente. C’era chi Giancarlo l’ha conosciuto perché fratello, chi perché collega e chi perché porta avanti a suo modo quello che ha rappresentato e rappresenta.
Presenti anche il Sindaco di Nola e il Vescovo, oltre alle scolaresche di istituti superiori del territorio con i loro insegnanti. Si sono spese belle parole e come sempre, quando chi parla ci tiene veramente a ciò che dice, quelle parole hanno avuto un peso.
Andando via le ho portate con me con piacere. Oltre al ricordo di Giancarlo e la forza del suo lavoro e del suo esempio, mi ha colpito molto una cosa che è emersa, in questa iniziativa. Quello che, poi, emerge sempre da iniziative simili. Una verità disarmante che accomuna molte vittime della camorra e delle mafia: morire per aver compiuto semplicemente, in modo onesto, il proprio lavoro.
Giancarlo amava essere un giornalista. Pensava che la verità fosse necessaria al cambiamento dei in positivo dei nostri territori. Quel cambiamento che da fastidio alla criminalità e la mala politica. Due elementi che solitamente la verità la distorce.
Giancarlo Amava la bellezza, quella reale e non quella distorta dai detrattori della verità. La cosa triste della sua storia è anche la solitudine in cui la società l’aveva lasciato.
Triste il fatto che se dici la verità sei costretto alla solitudine, che in alcuni casi ti porta poi al sacrificio estremo. Purtroppo viviamo in un mondo reso brutto dalla brutalità del potere e dall’egoismo di chi non ha a cuore il territorio. Viviamo in un territorio in cui spesso la politica non ha a cuore i suoi abitanti. Una politica troppo impegnata ad osannare solo il Dio denaro e suo fratello Potere.
Giancarlo fu lasciato solo e la cosa che fa sorridere è che molti che lo celebrano, non parlo delle persone intervenute all’iniziativa, oggi fosse vivo l’avrebbero inviso, perché direbbe la verità.
Quella verità oggi palese a molti. Una verità che ci porta a comprendere che la camorra ha infettato lo stesso strato sociale e politico. Già ai tempi di Giancarlo questa infestazione era forte.
Il cancro dell’anticultura della camorra, anche quando essa non è propriamente presente, è rappresentata dalla politica delle fazioni e dei cartelli elettorali. Un sistema che ha convinto, molta brava gente, che per cambiare le cose ci sia bisogno di un capobastone ben ammanicato.
invece il cambiamento può avverarsi solo nel coraggio delle idee e dell’onestà. Personalmente, penso che un modo diverso di fare le cose esiste, ma ci insegnano che si è sempre fatto così. Insegnano ai giovani che il mondo è questo del compromesso. Impongono alla società che così funziona e invece no.
Borsellino, citando un’altra vittima delle mafie e dell’isolamento, parlava del puzzo del compromesso. Quel puzzo è ancora fortissimo…


